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Luca Cantarelli Jewels: I gioielli genderless tra feticismo e tazze di tè

Daniele Catena |

Luca Cantarelli Jewels: I gioielli genderless tra feticismo e tazze di tè

Nate poco prima del 2020, le creazioni di Luca Cantarelli hanno portato un’ondata di freschezza nel mondo dei gioielli, realizzando delle collezioni che mescolano insieme feticismo, sport, carattere e stile. Metalli, colori e pietre preziose, vengono usati insieme per realizzare accessori preziosi adatti a ogni genere. Abbiamo intervistato Luca Cantarelli per entrare nel suo mondo e conoscere da vicino queste incredibile creazioni.

Leggiamo dalla tua bio che sei cresciuto circondato da una famiglia di artisti e questo ha molto influenzato le tue scelte di vita e le tue produzioni. Ti va di parlarci dell’ambiente in cui sei cresciuto e delle influenze che hai deciso di portare nelle tue creazioni? 

Si, la componente artistica, dal canto alla pittura fino alla scrittura, è sempre stata una costante super presente sin dalla mia infanzia, soprattutto nella famiglia, molto numerosa, da parte di mia madre; da che ricordo io ho sempre disegnato, alle elementari volevo diventare un’investigatore privato o lo stilista per l’appunto, e dal liceo per tutta l’università ho dipinto e fatte numerose mostre a Cagliari dove ho vissuto per 10 anni. 

Devo anche ammettere che questa continua propensione per il campo artistico ha sempre avuto un peso fortemente mitigato poi dalla vita reale: io vengo da una laurea in giurisprudenza prima di arrivare a Milano; e così forse, è stato anche per molti altri miei familiari che hanno sempre convissuto con questo loro aspetto spiccatamente espressivo ma sfumato poi dalle dinamiche reali della vita di tutti i giorni. 

Sono sempre stato supportato dalla mia famiglia, il mio DNA è fatto dei colori caldi della mia terra, le sfumature aspre e diffidenti della mia cultura sciolte dalla carnalità pura e selvaggia di noi isolani; non per nulla mi piace presentarmi con tre parole: sono gay, sardo e scorpione vedete voi. 

La tua linea di gioielli nasce nel 2020, durante il periodo di quarantena. Ad un occhio esterno è evidente che all’interno di questa linea ci sia molto di personale. Come è nato il concept per questi gioielli? 

Il brand nasce poco prima della pandemia. Dopo dieci anni di lavoro nell’abbigliamento e poi nell’alta gioielleria era giunto il momento di dire la mia; anzi manderei proprio un messaggio a chi vorrebbe coltivare  un proprio progetto come il mio, e dirgli che volere è potere, con mille difficoltà, ma tutti siamo sempre potenzialmente ingrado di giocarci la nostra partita e non quella degli altri. 

La prima collezione parla di sport, di spogliatoi erotici e ragazzi performanti mixati alla delicatezza laccata di una tazza di tè fra le mani smaltate e nodose delle mie iron lady; ma questo è stato solamente l’intro di un progetto che descrive tutto quello che mi è sempre piaciuto ed è il mio mondo. Siamo quindi solamente all’inizio.

In questi gioielli si vede molto l’ispirazione allo sport, ma c’è anche del feticismo, una voglia di contraddistinguersi molto forte, eppure allo stesso tempo non c’è genere, chiunque può indossare un gioiello di Luca Cantarelli. Questa idea è stata per te più rischiosa o più liberatoria? 

Sinceramente non mi sento così coraggioso ecco, per me non sono concetti così rischiosi o liberatori parliamo semplicemente di estetica, non salviamo vite umane e le lotte ideologiche le lascio in altri contesti. 

Sono tutte situazioni e sentimenti che io vivo naturalmente da anni. Certo spesso mi rendo conto che alcune tematiche davvero interessanti sotto l’aspetto estetico e culturale, vengono trattate o in maniera troppo patinata e snaturata o diventano troppo hardcore; ecco mi piacerebbe in qualche modo indorare la pillola, renderla soft quanto basta per essere assimilata dalle anime più delicate e un po’ più “sporca” per chi ha già gli strumenti per capire determinati codici visivi. 

Gli scatti della campagna sono iconici e i colori dei gioielli ricordano moltissimo quelli di alcune bandiere del Pride, come la Leather Flag. Se ti ha influenzato, quanto c’è delle sub-culture appartenenti alla comunità LGBTQ+ nei tuoi gioielli e nella comunicazione che hai scelto di fare? 

La tematica LGBTQ come anche quella bdsm/fetish è un calderone dove in questo momento tutti amano un pò sguazzarci, didascalici e spesso ignari dei concetti per i quali si spendono come paladini; personalmente parlo sempre di ciò che conosco, le tematiche che affronto sono parte integrante del mio vissuto e del mio io più intimo. Da qui nasce anche l ‘intento di usare esclusivamente talents, le persone reali, spesso sconosciute, che sanno dare al prodotto il giusto calore umano e con il quale potersi anche riconoscere più facilmente. Ultimamente, a tal proposito, ho lavorato su un progetto fotografico molto stimolante sempre legato al brand, LCJ CLUBBERS, dove ho radunato un entourage di performer, artisti e creativi di ogni genere della nightlife milanese. Mi piaceva l’idea di avere una piccola community di personalità colorate, pure e sognanti, tutte cercate, curate e coccolate da me e che potesse emulare la mitica Factory di Andy Warhol.

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