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La storia gay della tradizione del Natale

Daniele Catena |

La storia gay della tradizione del Natale

La storia incredibile gay della nascita delle festività natalizie

Che il Natale non fosse originariamente una celebrazione religiosa ma pagana si è sempre saputo, ma che fosse un periodo dell’anno legato alla lascività e alla fluidità di orientamento e genere sessuale è un dettaglio meno conosciuto.

Il periodo dell’anno, dicembre, le decorazioni e la quantità di cibo erano le stesse. Candele, rami di pino, caminetti accesi e banchetti ricchi di piatti e caraffe di vino erano però i decori della festa romana dei Saturnali, una festività celebrata durante il primo secolo A.C. dedicata alla fertilità di Saturno, ed è la festività che ufficialmente ha dato le origini al Natale.

E i Saturnali era una festività tanto tanto, ma tanto queer e gay. I documenti che ne parlano raccontano di uomini che celebravano nudi, travestiti, attivi che passavano a un ruolo passivo, signori che per un giorno diventavano servitori dei loro schiavi, oltre che tanto alcol, davvero tanto. E questo non è l’unico aspetto storico gay relativo al Natale: dalla sua origine alle altre tradizioni natalizie, ecco tutti i riferimenti storici che dimostrano come il Natale abbia una fortissima tradizione gay.

I Saturnali
  • Macrobio (Autore)

Natale: una celebrazione tradizionalmente gay

Partiamo subito dal dire che il Natale, e quindi la celebrazione della nascita di Gesù, è documentato sia una festività che prese il posto della celebrazione del sole, ovvero la celebrazione dei Saturnali nell’antica Roma, e a dirlo non sono gli storici, ma proprio Sant’Agostino.

Le giornate attorno al 25 dicembre erano infatti il giorno in cui il sole nasce nuovamente e tutt’ora lo è. Il solstizio invernale, ovvero la giornata con meno ore di luce in assoluto, è proprio il 21 dicembre, e dopo questa giornata il sole comincia a crescere nuovamente aumentando lentamente il tempo in cui brilla nel cielo.

Un dipinto dei Saturnali chiamato “I romani della decadenza” di Thomas Couture

E il sole è sempre stato visto come una divinità, il Sol Invictus, una divinità spesso rappresentata potente e muscolosa. E proprio questo dio fu reso particolarmente famoso attorno al 220 da un imperatore molto particolare: Eliogabalo. Eliogabalo era ufficialmente conosciuto come un uomo dall’orientamento sessuale fluido, travestito, lussurioso, molto egoista e con tantissimi amanti.

Eliogabalo divenne anche famoso proprio per le sue celebrazioni della festività dei Saturnali con le quali poteva mostrare tutto il suo potere. Basti pensare che le sue celebrazioni erano talmente tanto spinte che era molto frequente che alcuni ospiti potessero morire. Per esempio, durante una cena, decise di riempire il soffitto di petali di rosa, per poter sorprendere i suoi invitati, lanciando i petali su di loro. Ma la quantità di questi petali era talmente tanta che gli invitati furono letteralmente schiacciati, al punto che alcuni morirono soffocati.

Il dipinto “Le rose di Eliogabalo, di Lawrance Alma-Tadema

Inoltre un aspetto importante di questa celebrazione era l’inversione dei ruoli. Ai potenti signori dell’antica Roma era permesso per una notte di diventare sottomessi dei loro schiavi, che culturalmente, come sappiamo, svolgevano attività sessuali con loro.

Allo stesso modo, in molti si travestivano da donna, come lo stesso Eliogabalo che, anche al di fuori della celebrazione, si travestiva chiedendo al suo uomo Iercole di essere chiamato mistress, moglie e regina.

Il regno di Eliogabalo non durò molto, solo quattro anni, ma in questo tempo riuscì a rendere Sol Invictus il dio preferito degli antichi romani, al punto che questa celebrazione divenne tra le più importanti in assoluto.

L’Albero di Natale non binario

In passato come ora venivano utilizzati molti elementi della natura come decorazione invernale in casa e le decorazioni partivano già dalle festività di metà inverno nell’antica Roma. L’albero di natale, così come lo conosciamo, è un’invenzione pagana dei popoli del Nord Europa. Decorare un albero nelle giornate più buie e a cavallo con il solstizio invernale era sinonimo di rinascita.

Ma la prima storia documentata di un albero di Natale ha qualcosa a che fare con il non binarismo, ebbene si! La storia narra di un signore benestante del Lussemburgo conosciuto con il nome di Otto. Quest’uomo aveva rifiutato tutte le ragazze del suo quartiere preferendo la compagnia di soli uomini e attività ben più virili.

Ma un Natale una “fata” dal genere non proprio identificabile regalò a Otto un albero incredibile, interamente decorato di luci argentate e palline. Si dice che Otto ne fu talmente tanto affascinato da capire, in quel momento, che il suo cuore sarebbe legato per sempre solo alle creature che non appartengono a nessun genere binario.

I regali di Natale: torte falliche e baci appassionati

E i regali di Natale? Anche i regali sono una bella tradizione ereditata dai Saturnali, solo che con il tempo i regali si sono fatti meno “indecenti”. Indecenti perché durante la celebrazione del dio Sole, ci si scambiavano come dono statuette di bellissimi e giovani ermafroditi, torte a forma di fallo, libri a luci rosse, cosmetici ed extension sia per gli uomini sia per le donne. A quell’epoca poi era cosa comune che anche giovani schiavi ed ermafroditi reali venissero dati in dono, come fossero delle cose.

Nella tradizione cristiana, si pensa invece che l’usanza dei regali per Natale sia qualcosa che derivi dal racconto dei Magi. In realtà questo racconto comparve per la prima volta nel vangelo di Matteo solo tra il 70 e il 100 D.C. ispirato da un episodio all’epoca molto più famoso accaduto qualche anno prima, nel 63 D.C.

Si narra che Tiridate di Armenia (re di Armenia e sacerdote Zoroastriano) arrivò a Roma con il suo entourage di Magi, che erano dei saggi/astrologi, per porre fine a una lunga guerra e omaggiare l’Imperatore Nerone.

I Magi e Tiridate diedero a Nerone diversi regali, oltre che delle visioni del futuro e Nerone ne fu talmente tanto grato da ricambiare i regali con un appassionato bacio a Tiridate. Oltre a questo bacio, Nerone fece chiudere le porte del tempio di Giano. Giano era una divinità romana dal doppio volto che poteva vedere il passato e il futuro e la chiusura della porta rappresentò simbolicamente la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo.

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