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Oscenità ai Pride: perché ci deve anche essere il sesso!

Daniele Catena |

Oscenità ai Pride: perché ci deve anche essere il sesso!

Persone quasi nude, vestiti di pelle, seno scoperto, perversioni e tanto sesso: perché i Pride devono continuare a restare osceni

Ogni anno sempre gli stessi commenti: il Pride è una carnevalata, ci sono uomini e donne nude, il sesso è esplicito, non è un posto per bambini eccetera.

Fermo restando che non è (sempre) così, abbiamo risposto a tutte queste domande in una articolo apposta. Questa è una manifestazione nata anche per la liberazione sessuale e nella storia del movimento LGBTQ+ moderno, il sesso e i Pride sono sempre andati a braccetto, per motivi che vanno ben oltre il semplice divertimento tra lenzuola e cinghie di pelle.

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Ci sono moltissimi motivi per cui è importante portare durante la marcia gli aspetti sessuali che rendono il Pride più “osceno”, ma è giusto che sia così e che così rimanga. Ecco tutti i motivi per cui i Pride devono continuare a parlare anche di sesso.

Il Pride nasce nei locali di cruising e dalle persone che li frequentavano

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Tutto è nato nella famosa notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969 allo Stonewall Inn di NYC, un locale in cui si andava per avere un posto tranquillo dove passare la serata e per fare cruising.

Lo Stonewall Inn era frequentato da tantissime persone ai margini della società che usavano il sesso per vivere, come gigolò, sex worker transessuali, lesbiche e travestiti. Furono proprio queste persone a cominciare la rivolta che ci ha portato fino al punto un cui siamo ora. Molte persone vorrebbero cancellare questa parte della storia perché è molto scomoda, ma la storia non va mai rivista e bisogna fare in modo che venga ricordata.

L’attrazione sessuale è parte di ogni identità

Lo spettro delle identità e dei generi sessuali è molto ampio e dovrebbe assolutamente essere irrilevante nella società in cui viviamo. La storia e la cronaca però ci insegnano che la realtà è molto lontana dall’essere così. Gli uomini, le donne omosessuali, le persone trans e tutte quelle persone che fanno parte della comunità LGBTQ+ sanno cosa voglia dire essere giudicati e trattati in base alle persone con cui vai a letto. In passato, e nemmeno troppi anni fa, andare a letto con un altro uomo, così come con un’altra donna, voleva dire finire in cliniche psichiatriche, ospedali in cui ricevere trattamenti invasivi e rischiare di morire per questi motivi.

Siamo sempre stat* definit* in base alle persone con cui facciamo sesso, ed è impossibile separare le proprie identità dall’attrazione sessuale che proviamo. Per questo non andrebbe mai repressa, ma sempre celebrata!

Marciamo per il diritto di poter fare sesso con chi vogliamo

Le leggi che puniscono l’omosessualità sono tutte state create da uomini eterosessuali per condannare la condotta sessuale di chi non rispettava le “norme” della società, e ci sono ancora paesi nel mondo in cui essere omosessuale è un reato. In alcuni di questi paesi il rischio è la morte!

Il sesso è un aspetto vitale nella vita di tutti e decidere di marginalizzare una persona e arrivare anche a ucciderla per via del sesso di chi ci si porta a letto è una cosa abominevole. Per questo motivo si continua a marciare non solo per il diritto che abbiamo di fare sesso con chi vogliamo, ma anche per tutte quelle persone che, ad oggi, non possono farlo perché potrebbero perdere la vita.

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Dobbiamo marciare per tutti quelli che non ci sono più per colpa dell’HIV

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Sappiamo cosa vuol dire vivere una pandemia, ma gli uomini gay e bisessuali lo sanno da molto tempo prima, specialmente quelli che hanno vissuto gli anni ’80 e ’90. In quegli anni, per colpa dell’HIV, fare sesso poteva anche rappresentare la fine della propria vita, non solo in senso reale ma anche in senso sociale.

Completamente dimenticati dai Governi che avrebbero dovuto proteggerli, molti di questi uomini sono morti. Dobbiamo marciare affinché non vengano dimenticati. I Pride sono sempre serviti per far sentire le voci di chi non c’è più e di chi sta combattendo tutt’ora questa battaglia. Parlare liberamente di sesso vuol dire obbligare all’ascolto tutti quelli che vogliono semplicemente nascondere questa parte della storia.

La vergogna per il sesso uccide

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Bisogna celebrare il sesso per mostrare quanto sia bello e che non bisogna nascondersi, avere paura e vergognarsi, perché non è nulla di peccaminoso e terribile nel fare sesso. Tantissime persone lo vivono con vergogna, una vergogna che viene costantemente imposta a chi non rientra rientra nel parametro uomo-donna. E così moltissime persone della comunità LGBTQ+, vivono con vergogna il sesso al punto da evitare i controlli medici per paura di essere giudicati. Questa vergogna uccide, e bisogna dimostrare che una celebrazione positiva e libera del sesso è l’unica via giusta da intraprendere per cancellare il fenomeno chiamato slut-shaming.

Bisogna ringraziare le persone LGBTQ+ e sex worker per il Pride

Marsha P. Johnson, che insieme a Sylvia Rivera hanno cominciato questa rivolta, era una sex worker e come lei moltissime sex worker cercarono di aiutare tutti coloro che nella comunità LGBTQ+ non se la passavano proprio bene. Si poteva scegliere di essere sex worker per piacere e per soldi, ma molte persone erano costrette a prostituirsi perché per via dell’orientamento sessuale o della propria identità di genere venivano buttati fuori di casa. Si veniva buttati fuori di casa proprio per via delle persone che ci si portava a letto, perciò vivere il sesso apertamente e in modo positivo è stato ed è tutt’ora un modo per rompere le norme e autodefinirsi.

La comunità leather fu la prima a schierarsi e organizzarsi per combattere l’AIDS

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È davvero necessario partecipare al Pride vestiti di pelle, cinghie e jockstrap, borchie e collari al collo? Spesso ci si chiede se è giusto dare visibilità alla comunità leather dimenticandosi che questa comunità fu la prima a schierarsi e mettere la faccia per combattere l’AIDS quando a nessuno interessava. I leather vivono il sesso con uno stile di vita, consensuale e dalle mille sfaccettature e l’AIDS arrivò improvvisamente a distruggere tutto. Furono loro a organizzarsi per primi facendo raccolte fondi, offrendo il proprio tempo con i malati e cercando di mettere tutti in guardia sui “pochi” modi che si conoscevano per proteggersi. Invece di chiederci se lasciar partecipare o no la comunità leather al Pride dovremmo chiederci per quale motivo ci sia ancora qualcuno che mette in dubbio il loro ruolo nella comunità LGBTQ+.

Il sesso, come il pride, verra sempre politicizzato

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Il sesso è stato e verrà sempre politicizzato, perché è un ottimo modo per distogliere l’attenzione da altri problemi che gravi lo sono per davvero. La componente sessuale durante la marcia del Pride viene da sempre usata per affossare i diritti della comunità LGBTQ+, ma perché non succede la stessa cosa quando le feste e gli eventi sono organizzati e frequentati da eterosessuali?

Il carnevale, con i costumini succinti da infermiere o i vestiti da preti infoiati, la tv piena di sesso a qualunque ora, le coppie etero in strada che pomiciano senza il timore di essere insultate, le feste in spiagge tra natiche e seni scoperti non sono un problema per gli eterosessuali, proprio perché questi eventi riguardano loro, e quindi necessitano un trattamento ben diverso.

Perciò forse è il caso di smetterla di parlare di quanto il Pride possa o non essere intriso di allusioni sessuali, perché il sesso non fa paura, va celebrato, rappresenta la vita e come sempre, basterebbe semplicemente scoprire la storia del nostro passato per capire il significato che hanno le cose.

Articolo liberamente e ispirato da una pubblicazione di Advocate: https://www.advocate.com/pride/2018/6/07/10-reminders-pride-also-about-sex

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